Cinema

Speciale Cannes 2016: “I tempi felici verranno presto” di Alessandro Comodin

Presentato alla “Semaine de la critique” di Cannes 2016, l’opera del giovane regista Alessandro Comodin alterna registri diversi per una fiabesca rielaborazione di leggende popolari.

In un’epoca intuibile ma ingannevole (il dopoguerra e il presente allo stesso tempo), due ragazzi fuggono nel bosco e si nascondono, diventando sempre più simili ad animali braccati, prede e predatori contemporaneamente. Intanto, una ragazza va spesso a rifugiarsi nel buio del bosco. Tutto come narrato da un famoso racconto popolare.

La narrazione frammentata del nuovo film di Alessandro Comodin, mette alla prova lo spettatore con un groviglio di rimandi storici e narrativi interni al film stesso: così, il passato si dissimula nel presente, la credenza popolare si rivela nei racconti e nella realtà, cancellando ogni confine tra finzione immaginaria e verità materiale a livello narrativo, ma esaltando la giustapposizione delle diverse aree a livello formale. Teatro popolare, stile documentaristico e realismo magico si mescolano dando vita a segmenti filmici complementari, componendo quasi una narrazione transmediale, nonostante Comodin si affidi ad un unico mezzo, in fin dei conti.

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Nella confusione che rende difficilmente intellegibile quello che accade, la macchina da presa diventa uno sguardo indagatore, pronto a seguire i personaggi, a braccarli e probabilmente giudicarli, cercando di ricostruire una motivazione che non si scopre mai (da chi scappano, perché, dove sono diretti?). I linguaggi formali si alternano in un rapporto stridente, che mette in evidenza la completezza e la complessità della fiaba trasposta sullo schermo e allo stesso tempo denuncia un minimalismo di messa in scena disturbante nelle sequenze di testimonianze popolari.

Senza dubbio, però, è efficace la descrizione che I tempi felici verranno presto compone, quella di uomini in cerca di salvezza, in cerca di rifugio nella natura e nel rapporto con gli altri, anche se gli esiti restano sempre incerti. Sempre più simili a umani primordiali, la dimensione etica viene azzerata, lasciando la strada aperta agli istinti di sopravvivenza, asserendo la loro necessità e la necessità di relativizzazione persino dell’etica morale. Sono i due ragazzi in fuga il motore principale dell’azione, i personaggi meglio rappresentativi di istinti che sono insieme primitivi e infantili (il gioco del fucile, il bisogno di affermarsi come capo). Lo slittamento tra racconto documentario e fiction è continuo e crea un labirinto avulso dalla civiltà contemporanea, in cui leggenda e realtà tangibile non hanno confini definiti.

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La forza di I tempi felici verranno presto si annida però anche nelle immagini proposte, negli sguardi che indagano il bosco, nei giochi di luci e ombre che animano i fusti degli alberi rivelando la presenza immanente di presenze oscure, come i lupi tanto nominati nella storia di Arianna, quella che si trova alla base della narrazione. Le ripetizioni, i loop musicali si imprimono sulla storia come un marchio indelebile, contribuendo alla costruzione realistica di una leggenda paesana che, chissà, forse qualche precedente storico reale ce l’ha veramente.

Teresa Nannucci