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Buonanno e i rom: la donnola che salta sulla schiena del picchio

L’imbarazzante teatrino andato in scena a Piazza Pulita fra Gianluca Buonanno e Djana Pavlovic assomiglia all’immagine di una donnola che aggredisce un picchio saltandogli sulla schiena

Una donnola che aggredisce un picchio saltandogli sulla schiena. Una foto allucinante nella sua inutilità fatta rimbalzare questo pomeriggio sui social network da Repubblica.it può essere utilizzata per esemplificare alla perfezione lo spirito del teatrino andato in scena ieri sera a Piazza Pulita.

L’eurodeputato leghista Gianluca Buonanno viene invitato in studio da Corrado Formigli assieme a Djana Pavlovic, attrice e attivista serba (naturalizzata italiana) di etnia rom: insomma non una di quelle che vi lanciano le maledizioni nei parcheggi.

Il tutto, immagino, per fare un’approfondita disamina sull’integrazione, sulle sinergie socio-culturali e sulle possibilità di attivare percorsi condivisi di crescita. Certo.

Ma analizziamo la sequenza finale del dibattito, come fosse l’apice drammatico di un grande film del presente, pronto a diventare un cult per le future generazioni. Buonanno ha gli occhi iniettati di sangue dal primo momento in cui la Pavlovic fa il suo ingresso in studio. Aspetta qualche minuto, carica il tiro, distrae il pubblico con un po’ di sarcasmo e poi bam! “Siete la feccia della società!” dice rivolto proprio alla Pavlovic.

Una parte del pubblico grida, un’altra applaude, molti stanno a braccia conserte (e si domandano ma sto Buonanno non giocava al Brescia?). Fassina dà del razzista a Buonanno, la Pavlovic si alza per far leggere qualcosa a Buonanno (aghgahghaghaghgagha) poi…mpff aghagh…scusate, stavo ancora pensando a Buonanno che legge.

Insomma si sentono delle grida, Fassina continua a dare del razzista con la gambina accavallata, muovendo la mano destra verso l’alto di 5 centimetri: praticamente si sta lamentando del caffè freddo.

Poi Formigli zittisce tutti e si dissocia dagli applausi per le parole di Buonanno: “se le persone di questo studio si sentono offese per quello che ho detto possono non presentarsi alla prossima puntata”.

Poi, alludendo a Buonanno, dice “Io disapprovo totalmente la sua frase” e lui, con un filo di voce, ribatte “anch’io” (????). Alla fine Buonanno si alza, fa per dare la mano alla Pavlovic, lei rifiuta, lui si trasforma in un ragazzino di 10 anni “avete visto? avete visto???? ahh ahhhhhhhhh! Non dà la mano! L’integrazione ahhh ahhhhh”.

Tanti applaudono, forse gli stessi che avevano applaudito la prima volta per sostenere le parole di Buonanno e ancor più forte la seconda per dissociarsi dalle stesse. Qualcuno ancora grida. La Pavlovic si tiene la testa come in quella pubblicità sul Moment capsule ed esclama “se ne vada!”. Buonanno la manda a fanculo.

A cosa sono serviti questi pochi minuti?  A nulla, o meglio ad alzare lo share del programma di La7 attraverso il nulla. Un vuoto inutile e dannoso, che è solo un esempio di cosa va in scena quotidianamente nei talk show in onda senza soluzione di continuità dalle 7 di mattina alle 2 di notte, senza sostanziali differenze fra tv pubblica o privata.

Se un domani dovessi dipingere questo momento, ne restituirei la memoria estetica in modo simbolico disegnando una donnola che aggredisce un picchio saltandogli sulla schiena.