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“Zugzwang. Mossa obbligata”: le indagini sono una partita a scacchi

Uno psicanalista coinvolto, suo malgrado, nelle indagini per un misterioso omicidio. I propri pazienti, da semplice lavoro si riveleranno essere altre pedine di un gioco più grande di lui. Nella San Pietroburgo del 1914, alle soglie della Rivoluzione, gli scacchi saranno la metafora di ogni azione e pensiero umano.

Zugzwang. Mossa obbligata (Ronan Bennett, Tea Libri, 287 pp, 2017, 12€)

zugzwangNella San Pietroburgo del 1914, il 14 marzo, un omicidio misterioso e incomprensibile, mette in subbuglio l’opinione pubblica: un rispettabile giornalista, Gul’ko, viene assassinato su un ponte in centro. Sulle ipotesi dell’accaduto il riserbo più assoluto. La città, ormai alle soglie della Rivoluzione e animata come il resto della Russia dagli scontri interni tra gli zaristi e i bolscevichi, partito semi-clandestino, vive giornate di apprensione e tensione. Per Otto Spethmann, rinomato psicanalista ebreo, completamente dedito al suo lavoro e del tutto avulso dalle questioni politiche e dai fatti di cronaca, l’arrivo di Lycev, un ispettore della polizia, è un fatto del tutto inaspettato. Dietro alla richiesta di collaborazione sul caso del giornalista si nasconde però un’aggressività inspiegabile, e la velata accusa di aver conosciuto e aiutato Jastrebov, un pericoloso sovversivo, è quasi uno choc. Tra lo sconcerto e l’incredulità di Spethmann, il poliziotto, prima di andarsene, lo convoca al commissariato insieme a Catherine, sua figlia diciottenne, per ulteriori domande.

Come tornare alla vita di sempre, dopo un evento così? Eppure, la mente logica e razionale dello psicanalista, lo richiede. Come se non bastassero i suoi pazienti abituali, Anna, una donna affascinante e magnetica, sposata e figlia del più importante avvocato della città, soprannominato “la Montagna”, conosciuta l’anno prima e ora in preda ad un terribile sogno ricorrente e Petrov, membro del direttivo del partito bolscevico, tormentato dai dubbi e le insicurezze, prima fra tutte quella di potersi confidare con uno psicanalista, tanto da farsi curare sotto falso nome, una novità è dietro l’angolo. L’arrivo di Kopelzon, uno dei suoi più cari amici, celebre violinista di fama mondiale ed eccentrico donnaiolo, gli propone di prendere un cura Rozental, un giovane ebreo polacco, geniale prodigio degli scacchi ma dalla mente assai fragile. A fine aprile si terrà il campionato mondiale degli scacchi proprio lì a San Pietroburgo e il ragazzo, nel caso recuperasse la propria stabilità emotiva, sarebbe sicuramente in grado di lottare per il titolo. Spethmann accetta, sia mosso dalla curiosità che affascinato dall’idea di capire come funzioni la mente di uno scacchista formidabile. Tuttavia, le condizioni di Rozental, appaiono più disperate e destabilizzate di quanto pensasse. Sarà un lavoro lungo e travagliato, che scaverà nel profondo della mente del ragazzo e che, sebbene smuoverà la tranquilla routine del dottore, richiederà tutte le sue energie. Ma ciò che sembra una normale indagine nella psiche umana, si rivelerà invece la porta d’accesso ad una rete d’intrighi che coinvolgeranno tutte le sfere sociali di San Pietroburgo, dietro le cui azioni si celano sempre mani oscure e poteri che vanno al di là del manifesto. Da semplice giocatore dilettante di scacchi Spethmann si trasformerà, suo malgrado, a dover giocare la partita più complessa e delicata di tutta la sua esistenza. La posta in gioco è la più alta possibile: la propria vita e quella dei suoi cari.

Basato su moderna intelaiatura storica, capace di ricostruire il fitto reticolo di relazioni e rapporti all’interno delle alte sfere politiche e sociali della Russia pre Rivoluzione, “Zugzwang. Mossa obbligata” (Ronan Bennett, Tea Libri, 287 pp, 2017, 12€) è un giallo psicologico su più livelli. La partita di scacchi che viene giocata da Spethmann e da Kopelzon, e che attraversa tutto il romanzo, è emblematica del carattere dello psicanalista e del suo cambiamento, figlio degli eventi: da timido giocatore, sempre timoroso e guardingo, fino ad abile e azzardato attaccante. Col passare del tempo, e con l’acquisizione di nuovi elementi, il carattere del Dottore sembra mutare, passando da semplice indagatore della mente a vero detective, capace di ricollegare i dati e intervenire in prima persona per mutare le sorti degli eventi. Come un labirinto, si procede con cautela e avvedutezza, credendo di essere vicini alla soluzione e trovandosi, invece, in vicoli ciechi o dentro realtà ambivalenti. Nessuna parte o persona sono slegate le une dalle altre, e la chiave non è una sola, singola spiegazione. Gli uomini, trasformati in pedine, verrano manovrati da poteri più grandi di loro e finiranno dentro una ragnatela in cui, sempre più inesorabilmente, tutti sembreranno finire in zugzwang, cioè la posizione in cui, ogni altra mossa, non potrà che peggiorare la loro situazione.