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“Warlock”: la componente umana dell’immaginario western

Un wester d’altri tempi, l’eterno scontro tra la legge e i banditi, in cui i cowboy sono veloci e le pistole fumanti, dove il sole è caldo e l’alcool brucia. Eppure, in questo scenario, non è la violenza fine a se stessa a farla da padrona, ma quella parte più nascosta e privata: i dubbi, le aspettative, i desideri e le motivazioni interiori che muovo le azioni di ognuno e lo spingono verso il proprio destino.

Warlock (Oakley Hall, Big Sur, 2016, 685 pp, 22€)

bigsur12_hall_warlock_coverDici “wester” e il pensiero corre immediatamente a una realtà popolata di cowboy a cavallo, pistole dalle canne lunghe e fumanti, duelli di velocità, sceriffi dal distintivo scintillante, città assolate e semi-deserte, al caldo e ai saloon pieni di alcool e donne. L’America è da sempre la patria di questo immaginario collettivo. E proprio lì, nel sudovest degli Stati Uniti, si svolgono i tumultuosi eventi di Warlock, piccola cittadina, troppo piccola per potersi emancipare dal controllo gravitazionale di Bright’s City, sede dell’esercito e del tribunale della contea. E allora, cosa rimane a questo borgo sperduto ai piedi delle montagne? Rimangono le semplici vite dei suoi cittadini: dall’emporio alle sale di gioco d’azzardo, dai minatori alla paura di ritorsioni da parte di ogni bandito a cui passa per la testa di venire in città e fare i propri comodi.

Tutto ha luogo nel 1881, dopo l’uccisione del vicesceriffo da parte della banda di Abe McQuown. Warlock non può, data la sua esigua grandezza, avere uno sceriffo, quindi viene nominato dalla contea un vice, il più delle volte improvvisato, tra gli abitanti. Ma l’assenza delle istituzioni, prima fra tutte quella del generale Peach, anziano comandante dell’esercito, genera malcontento tra la popolazione, tanto che il comitato cittadino si riunisce e offre a Clay Blaisedell, un forestiero dalla fama di pistolero eccezionale e per le sue pistole dai calci dorati, il ruolo di marshall: un tutore dell’ordine. Il suo arrivo sembra portare, per un certo periodo, la calma e la tranquillità in città. Ma nel vecchio west i problemi sono all’ordine del giorno e non passa molto tempo prima che alcuni eventi scuotano il torpore della provincia: l’assalto ad una diligenza, l’uccisione di un uomo che stava venendo in città, i propositi omicidi di Abe McQuown e l’imminente rivolta dei minatori. Sono tutte bombe ad orologeria pronte ad esplodere e il carisma e l’aura di Blaisedell, pur ponendoci un freno, non riescono ad arginarle completamente. La banda di Abe, infatti, scorrazza sulle alture fuori città e sembra prendere tempo per organizzare una spedizione omicida contro il marshall. Ormai è una questione privata che, prima o poi, dovrà trovare una conclusione.

Eppure, l’uccisione da parte di Blaisedell del fratello del vicesceriffo Gannon, che aveva cercato di farlo fuori, genera in Clay una serie di dubbi interiori circa un suo possibile errore, tanto da portarlo a dimettersi e tornare ad essere un comune cittadino, finendo a fare da croupier nel saloon di Tom Morgan, suo amico fraterno di lunga data. Da quel momento, Johnny Gannon, ex sottoposto di Abe McQuown, prende coraggio e si oppone ai banditi, i suoi ex compagni, che vogliono tornare a spadroneggiare in città. È un coraggio per procura il suo, mutuato dalle precedenti azioni del marshall, e, infatti, sotto l’apparente calma, scorre una febbrile elettricità tra gli uomini. Si profilano così due fazioni: chi vuole vendetta e chi cerca di mantenere, a suo modo, una legalità, anche ricorrendo alla forza. Non sono idee di principio, ma idee cui fanno seguito le azioni. L’onore è importante e l’infallibilità un presupposto irrinunciabile, se si vuol essere uomini di legge. Dai tormenti interiori di Balisedell, perseguitato dall’idea di infallibilità, e Gannon, spronato da Kate Dollar, nuova arrivata in città, a mettersi contro Clay, si evince come mantenere l’ordine non sia solo una questione di sparare più velocemente ma, al contrario, si rispettare una regola morale capace di muovere la propria mano solo nelle situazioni giuste.

E questo, ai normali cittadini, sfugge. Tanto che, perennemente insoddisfatti dall’operato del vice-sceriffo, poco prima di una rivolta dei minatori della Medusa, la miniera fuori città, il comitato cittadino richiamerà Blaisedell al suo precedente mandato. L’aspettativa, mai dichiarata, è che quel gesto porti in città McQuown, e che ci sia il tanto atteso duello tra lui e Clay, ponendo cosi fine a quell’attesa snervante che da mesi logora i cittadini. Il misterioso omicidio di Abe scombinerà i piani a tutti quanti.

Chiaro e lampante esempio della vita di fine ottocento americano, Warlock (Oakley Hall, Big Sur, 2016, 685 pp, 22€) è una lunga, complessa, sfaccettata ricostruzione dell’epica umana del West e della Frontiera: nell’atmosfera sonnacchiosa, figlia del caldo e del sole soffocante, ogni azione diventa indolente e, tuttavia, densa di significato. Niente è lasciato al caso. La forza del romanzo è quella di sovvertire gli stereotipi: gli sceriffi non sono esseri senza paura, il marshall non ha solo voglia di mostrare la propria abilità con la pistola, i minatori non sono solo buzzurri e alcolizzati, e le donne non sono semplici sgualdrine al servizio degli uomini. L’amicizia e la lealtà sono cardini su cui si fondano giustificazioni ad azioni altrimenti deplorevoli, il dubbio, per i tutori dell’ordine, dev’essere uno stimolo ad agire rettamente, ma non deve diventare un blocco che ne incateni ogni azione. La ricostruzione delle dinamiche di una piccola cittadina, delle sfaccettature dei suoi cittadini e della sfera interiore quasi sempre ignorata dal western è affascinante e pienamente riuscita, tanto da aver portato Hall, nel 1958, tra i finalisti del Premio Pulitzer.

Simone Baldi