rubriche: Belzebooks

“Prima di cadere”: la verità ambivalente delle apparenze

Un piccolo aereo privato cade in mare a largo di New York dopo soli sedici minuti di volo. Gli unici sopravvissuti: un pittore semi sconosciuto e un bambino di 4 anni. L’inizio delle indagini da parte delle autorità per accertare l’accaduto e scartare che si sia trattato di un attentato. Parallelamente, anche i media avanzano ipotesi e instillando dubbi. In breve, per colpa dell’uso manipolatorio delle informazioni, da eroe l’uomo passa a principale indiziato, in una lunga, capillare ricostruzione degli eventi.

Prima di cadere (Noah Hawley, Einaudi, 463 pp, 2017, 20€)

9788806226435_0_0_1610_80Cosa si può fare in sedici minuti? Quanta eventi accadono in un lasso di tempo così breve?

É una sera mite di fine agosto 2015 e a Martha’s Vineyard un piccolo aereo privato è fermo sulla pista. A bordo, oltre l’equipaggio e una piccola scorta, ci sono David Bateman, presidente di una delle più famose e controverse emittenti televisive statunitensi, Margareth, sua moglie, i figli Rachel e JJ, di 9 e 4 anni, Ben Kipling, banchiere ed esperto di investimenti al limite del legale, e sua moglie, Sarah. Tutto è pronto per il decollo, perché allora non partono? Stanno aspettando qualcuno, un qualcuno che tarda ad arrivare. Pochi istanti prima della chiusura del portellone, un uomo arriva trafelato, con un piccolo borsone: è Scott Burroughs, pittore semi sconosciuto e alle soglie dei cinquant’anni. Gli uomini lo guardano con un misto di curiosità e sufficienza. Poi il rombo sommesso dei motori e si parte. Sedici minuti dopo, del piccolo aereo non rimane più traccia.

Scott si risveglia nell’acqua, al freddo, di notte, pensa sia un brutto sogno, vede dei detriti in fiamme, ma non ricorda come sia finito lì. Chiama aiuto, ma nessuno risponde. Non appena si mette a nuotare sente una fitta ad un braccio: un dolore atroce. All’improvviso sente una voce: è JJ. Recuperato il bambino, procede a tentoni nella notte, cercando di non affogare e di far stare sveglio il piccolo. Miracolosamente, dopo otto ore nel freddo dell’oceano, i due superstiti riescono a raggiungere la riva e portati all’ospedale più vicino. L’uomo è un eroe e il bambino un miracolato. Non si separano mentre li medicano, ormai sembrano un’entità sola. Una volta curati, Scott riceve la visita della polizia e dell’Fbi. Vogliono capire come si siano svolti gli eventi, perché dell’aereo non si sa più niente, se sia precipitato per un incidente o, piuttosto, se si sia trattato di un attentato. Gli fanno molte domande, alcune gentili e altre meno, la pazienza sembra una lastra sottile. Ma Burroughs non ricorda, non riesce ad essere di grande aiuto. Intanto la zia di JJ, la sorella della madre, è arrivata per prendersi cura del nipote e portarlo a casa con sé. Scott abbraccia il piccolo e gli dice di essere forte, intuendo che il suo mondo sta per crollare. Ma anche il suo, di mondo, non sarà più lo stesso: i media vogliono conoscere l’identità dell’eroe che ha nuotato tutta la notte per salvare la propria vita e quella del bambino. Sperando nell’anonimato, Burroughs contatta un amico e riesce a lasciare l’ospedale senza essere notato. Una volta in macchina, scopre che Bill Cunningham, delfino e subdolo anchorman di David Bateman, ha inscenato una lunghissima diretta televisiva alla ricerca della verità: ha scoperto il suo nome e lo sta diffondendo ai media, insieme al suo passato.

Da quel momento, l’esistenza di Scott Burroughs viene passata al setaccio, giorno dopo giorno, azione dopo azione, alla ricerca di un motivo, un movente, che spieghino cosa ci facesse sul quell’aereo. Instillando il germe del dubbio nelle sue dirette, Bill scava ossessivamente nella vita di quell’uomo per metterlo a nudo, manipolando a proprio vantaggio le informazioni o i frammenti di notizie che possono dare una parvenza di verità, distorcendo la realtà a suo piacimento. In breve tempo, da eroe Scott diventa il principale indiziato, con l’Fbi che, mentre indaga anche sulle vite degli altri passeggeri, si concentra sull’unico superstite ancora in grado di fornire una spiegazione. Di punto in bianco, come una rivelazione, la scoperta che Burroughs, negli ultimi tempi, avesse cominciato a dipingere scene di incidenti e disastri legati a mezzi di trasporto, getta una luce inquietante su tutta l’indagine.

Romanzo complesso e con una trama speculare, “Prima di cadere” (Noah Hawley, Einaudi, 463 pp, 2017, 20€) è uno spaccato fedele delle conseguenze nella società dopo una sciagura aerea. Dal creatore di “Fargo” una storia affascinante e magnetica, capace di creare un’aspettativa solo per minarla con il dubbio un attimo dopo. Il punto  fondamentale non è se si tratti o meno di un giallo, e per molti versi è così (basti pensare alla suspence costante e ai vari snodi cruciali che costellano la narrazione), quanto piuttosto il vero valore centrale dell’opera: le conseguenze distorte delle informazioni riguardanti le nostre vite private che investigatori e media utilizzano. Partendo da eventi slegati e arbitrari vengono ricostruite, senza una visione d’insieme realistica e oggettiva, le esistenze dei singoli passeggeri, piegandole ai propri bisogni di spiegazione. Un colpevole ci dev’essere, tutti lo vogliono, lo bramano, quindi bisogna scavare nel passato di chi è morto, per vedere se potesse avere dei nemici così rancorosi da farlo fuori. E, se proprio non si riesce a risalire a nessuno, perché non additare l’unico sopravvissuto, smontando l’aura di apparente eroicità fino a ridurlo al rango più basso della comunità: un colpevole?