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“Le prime quindici vite di Harry August”: le infinite opportunità del poter rinascere

L’enigmatico caso di un uomo che, per uno scherzo del destino, ogni volta che muore rinasce sempre uguale a se stesso, nel medesimo luogo e momento. La sua vita scorre ogni volta identica, a lui il compito o la volontà di provare a cambiarla. Nei suoi tentativi, tra un fallimento e una soddisfazione, la scoperta di non essere il solo portatore di quel destino e una misteriosa organizzazione di cui nessuno sa niente ma che sembra essere strettamente legata alla sua condizione: il Cronus Club.

Le prime quindici vite di Harry August (Claire North, NNEditore, 2014, 383 pp, 18€)

le-prime-quindici-vite-di-harry-augustChi non ha desiderato, almeno una volta, di poter tornare indietro per correggere, sistemare o cancellare un’azione, una decisione sbagliata o un semplice e banale errore? Molti hanno fantasticato, immaginando scenari alternativi o ipotesi suggestive, nessuno ha potuto.

Harry August nasce la vigilia di capodanno del 1918 in una sala d’aspetto di una stazione ferroviaria della campagna inglese, figlio bastardo di un ricco signore e di una domestica. Costretto a vivere con la madre, in un’ala attigua alla casa dove risiede il suo padre naturale, cresce nell’ignoranza delle proprie origini. La scoperta, tardiva, della propria discendenza sarà un duro trauma, ma uno  maggiore lo attende alla fine della propria vita. Morto di malattia dopo i settant’anni Harry si risveglia, infatti, nello stesso momento, nel medesimo luogo e con le identiche condizioni della sua prima nascita: genitori, stato sociale e nome. Tutto si svolge come una copia della vita passata, ma fino ai cinque anni la sua mente è vergine, non ricorda niente della vita precedente, ma da quell’età i ricordi cominciano a riaffiorare, tanto da fargli sentire e percepire ogni sfumatura della sua esistenza passata. Rinchiuso in un ospedale psichiatrico, si getterà da una finestra, nel tentativo di porre fine a quelle sofferenze. Sfortunatamente per lui, il suo intento fallisce, e per la terza volta rinasce con le solite modalità. Stavolta, invece di impazzire, si serve della propria memoria per accumulare esperienza e cercare di capire chi o cosa egli sia in realtà.

Nel corso delle sue vite seguenti apprenderà molto sulla propria natura: lui è un kalachakra, o uroborano, nome che deriva dal mistico serpente che, mangiandosi la coda si rigenera da se stesso, cioè un immortale. Di più, egli ha un dono unico e speciale: è uno mnemonico, capace cioè di ricordare ogni particolare delle sue vite precedenti, qualità in genere preclusa agli altri come lui. Sì, perché ne sono molti come lui, raccolti sotto il nome misterioso e oscuro di Cronus Club. Ma cos’è, esattamente, il Cronus Club?

Harry entrerà in contatto con i membri del Club, che gli racconteranno gli albori e gli sviluppi della loro associazione che riunisce tutti gli immortali della terra, e gli spiegheranno doveri e diritti di chi ne fa parte: mai tentare di interferire con il corso della Storia, provare a rintracciare, assistere, confortare, educare e mai cercare di uccidere un loro simile. Ma il Club non è solo un circolo di aggregazione bensì uno strumento per far viaggiare e veicolare informazioni nel tempo.

Facendo incontrare un kalachakra morente con uno molto giovane, ma già conscio delle sue vite precedenti nel futuro, si potranno scambiare informazioni entro un arco temporale amplissimo. Ed è proprio ciò che avviene ad Harry: una visita di una bambina, mentre lui sta per morire per l’undicesima volta, che gli annuncia che il mondo sta finendo, come sempre succede, ma più velocemente. Come fermare questo aumento di entropia? E che ruolo può giocare Harry nel grande mosaico della vita e della Storia? Se nelle sue prime undici vite abbiamo visto scorrere il XX secolo per come ce lo ricordavamo, attraverso i suoi occhi, adesso, nelle quattro vite che lo separano dalla soluzione dell’enigma, ci addentreremo nel regno delle ipotesi e dei possibili scenari che ci attendono nel nostro futuro più prossimo.

Ipotesi affascinante, distopia umana e giallo storico-fantascientifico, tutti questi tratti sono presenti ne “Le prime quindici vite di Harry August” (Claire North, NNEditore, 2014, 383 pp, 18€), nominato tra i finalisti dell’Arthur C. Clarke Award, premio per il miglior romanzo di fantascienza, e scritto sotto pseudonimo da Catherine Webb. Il veloce e dettagliato il ritratto del secolo passato, raccontato attraverso brevi ma densi flash lungo i suoi decenni più salienti, creano uno sfondo perfetto in cui far risaltare il tratteggio psichico e caratteriale del protagonista: i suoi dubbi, le sue debolezze, le sue incertezze e le sue decisioni saranno lungamente ponderate, per molte vite e molti secoli. Ma il tempo trascorso non mitigherà il senso di perdita per gli affetti delle varie vite o le decisioni errate e rimpiante. A differenza di noi, che sappiamo (o speriamo) di avere un’unica esistenza, per Harry il tempo si ripete ciclico e sempre uguale, come un eterno ritorno nietzscheano, in cui lui può scegliere di compiere pedissequamente i passi pregressi, o scegliere di modificare il proprio futuro.

Potrà sembrare un bel vantaggio quello di conoscere già il proprio futuro e scegliere di anticiparlo, modificandolo e migliorandolo, come in preda ad un senso di onnipotenza divina sul proprio destino, ma il senso di smarrimento e di solitudine per una serie pressoché infinita di vite da trascorrere è un fardello logorante e quasi insopportabile da portarsi addosso. Molto interessante anche la riflessione sulla forma e lo sviluppo sia del tempo che dell’universo: come un fascio di rette lineari l’esistenza nasce, si sviluppa, si allaccia e si intreccia con le altre in un dato segmento, ma esistono tanti piani d’esistenza, in cui ciascuno crea il proprio destino, ignaro delle altre possibilità. Eppure, al fondo della matematica combinazione di esistenze ed esperienze, rimane il lascito inestinguibile della mente umana e delle sensazioni stratificate che ciascuno di noi acquisisce.

Simone Baldi