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“Le nostre anime di notte”: l’intimità delle parole che accompagnano nel sonno

Due anziani vedovi, un patto scandaloso agli occhi della loro piccola cittadina: trascorrere le notti insieme. Ma ciò che per la comunità è morboso, per Addie e Louis è invece l’inizio di una scoperta dolce e intima al tempo stesso, una seconda giovinezza e l’accesso ad emozioni e pensieri sopiti da tempo. Il ritorno ad Holt, Colorado, non poteva essere più tenero e profondo.

Le nostre anime di notte (Kent Haruf, NNEditore, 162pp, 2017, 17€)

Le nostre anime di notteCosa può essere considerato sconveniente, arrivati ad una certa età? Cosa si può e cosa non si può fare, senza che gli altri ti giudichino, nella piccolezza delle proprie, individuali esistenze?

Una sera di maggio ad Holt, in Colorado, in casa di Louis Waters squilla il telefono. É Addie Moore, sua vicina e conoscente ormai da molti anni. Dopo poco, la donna si presenta a casa sua. C’è un lieve stupore iniziale, in fondo non sono mai stati molto intimi, e non sa cosa possa volere da lui. A seguito dei primi scambi di circostanza, la donna rompe gli indugi e gli propone un patto strano: passare insieme le notti. All’uomo sembra una strana richiesta perché, seppure è vero che abbiano passato la settantina e si siano ritrovati entrambi vedovi, ormai da una decina d’anni, e che nessuno dei due si è più riaccompagnato, non ne capisce il senso. Eppure, le parole di Addie svelano le motivazioni che hanno portato a quella richiesta, sembrando molto logiche ed emotive al tempo stesso: vincere le rispettive solitudini, condividere e riempire quel buio con parole e discorsi capaci di accompagnarli dolcemente nel sonno, invece che doverlo fare sempre da soli, e provare, almeno per un momento nella giornata, la sensazione di calore umano dato dalla vicinanza di un’altra persona. Louis non sa cosa dire, è scioccato e spiazzato da quelle parole. Teme il giudizio delle persone, la propria inadeguatezza, di mancare di rispetto alla memoria della defunta moglie e, non ultime, le possibili implicazioni che tale situazione potrebbe generare. Ma Addie non cerca un marito, né un compagno, né qualcuno che le scaldi il letto e le membra, solo qualcuno con cui condividere un pezzo della sua esistenza con tenerezza e rispetto. L’uomo accetta, si presenta da lei la sera appena finito di cenare e, dopo un paio di nottate di prova imbarazzate in cui lui non capisce bene come comportarsi, la loro routine sembra trovare la propria dimensione. Sono momenti delicati, intimi, dove, nel buio della camera da letto di Addie, vengono ripercorse entrambe le loro vite: i rispettivi coniugi, i tradimenti, le speranze, i dolori, i progetti, i pensieri e le paure. Nell’assenza di luce, riscaldati dalle vicendevoli parole, i due si scoprono più vicini che mai. Tuttavia, quell’accordo così rispettoso, viene ben presto equivocato dal resto della cittadina, che comincia a fare illazioni e a trattarli come pervertiti. Ma la donna è decisa: è la sua vita e non vuole renderne conto a nessuno. L’uomo la ammira, si aggrappa alla sua determinazione e prende esempio da lei. Non mancano gli incontri spiacevoli e le parole al fiele dei loro concittadini, ma su loro non fanno presa, scivolano via senza lasciare traccia. Le loro due vite seguono due binari separati: di giorno ciascuno con le proprie occupazioni, la notte insieme. C’è un’emotività che fa capolino, tra una confessione e l’altra, proprio quando si aprono e si rendono più vulnerabili. É il senso di urgenza a spingerli verso le profondità delle rispettive anime, sanno di non essere più giovani, e che il tempo non è un alleato per loro. Tutto sembra cambiare quando Jamie, il nipotino di sei anni di Addie, viene lasciato da suo padre dalla nonna, per problemi tra lui e sua moglie, senza sapere quando potrà venire a riprenderlo. Obbligati a rimanere separati, vista la presenza del bambino, per i due anziani sono giorni dolorosi, in cui sentono venir meno qualcosa di cui non avrebbero mai pensato di provare la mancanza. Come fare, per ritrovare il senso di unità e intimità perduto? Jamie si rivelerà la causa dell’allontanamento e la soluzione al loro riavvicinamento, diventando un punto in comune grazie al quale potranno trascorrere insieme anche le giornate. Proprio quando l’armonia torna e la serenità riprende a permeare le loro esistenze Gene, venutosi a riprendere il figlio da Addie, la mette di fronte ad una scelta dolorosa, che la segnerà per sempre.

“Le nostre anime di notte” (Kent Haruf, NNEditore, 162pp, 2017, 17€) è un ritratto intimo, delicato e privato dei pensieri e le azioni di chi, arrivato ad una certa età, non ha più niente da perdere. Non c’è morbosità nella richiesta di Addie, e c’è solo una continua, inesauribile scoperta l’uno dell’altro. L’urgenza con cui lei si rivolge a Louis è la stessa dello scrittore (Haruf) che, sentendo approssimarsi sempre più la propria fine, decide di scrivere questa storia, scarna e minimale, tralasciando ogni orpello e abbellimento. Quasi una pièce teatrale, ogni evento si svolge di fronte ai nostri occhi con la grazia e l’essenzialità del palcoscenico, portando alla luce tutta la loro interiorità attraverso le loro parole. Carino anche il gioco al rimando della Trilogia della pianura, trasformata in spettacolo teatrale in scena a Denver a cui Addie e Louis non vogliono andare per paura di non ritrovare i caratteri veri e originali della propria città, Holt. Dall’inizio alla fine rimane nell’aria un’atmosfera soffusa e commovente al tempo stesso, capace di permeare a lungo lo sguardo di chi si avvicina alla fine di questa piccola e luminosa perla letteraria.