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“La sottile linea scura”: la perdita dell’innocenza

Un tredicenne ancora infantile nel Texas del 1958. L’estate di quell’anno segnerà una svolta nella sua esistenza, cambiando per sempre la sua vita: la scoperta delle differenze razziali, dell’importanza della ricchezza e del rispetto per gli altri esseri umani. Tutto nascerà dal fortuito ritrovamento di una scatola misteriosa, contenente delle lettere, e dall’amicizia con un uomo di colore, che lo faranno diventare un uomo, abbandonando l’innocenza a lungo cullata.

La sottile linea scura (Joe R. Lansdale, Einaudi, 296 pp, 2014, 12€)

la-sottile-linea-scura-joe-lansdale-L-xzLnaaIl Texas non è proprio il paese più progressista dove crescere, e negli anni ’50 ancor di più. Se poi sei ancora un ragazzo che deve ancora imparare cos’è il mondo e come funziona, avere una domestica di colore e il dipendente di tuo padre anch’egli negro (secondo la definizione dell’epoca), rischia di creare una visione un po’ distorta di come va il mondo e di come dovrebbero essere trattati gli altri.

Stanley Mitchel ha tredici anni, viene da una famiglia normale, non ricca, né particolarmente benestante. Nel Texas del 1958 è già tanto. Se poi ci si aggiunge che tutta la sua famiglia, i suoi genitori, più lui e sua sorella maggiore, vivono attigui al drive-in di proprietà del padre, allora si capisce come, per il ragazzo, sia proprio una pacchia! È il sogno di ogni adolescente quello di potersi gustare l’attrazione del momento in totale libertà, visto che, per la sua giovane età, non gli sarebbe possibile guidare una macchina e dovrebbe, di conseguenza, chiedere sempre il permesso agli altri. Tutto sembra scorrere uguale a se stesso, senza i problemi degli adulti fino al giorno in cui, quasi per caso, nella piccola foresta accanto a casa loro, Stanley non rinviene una piccola scatola di metallo. Custodendola in gran segreto, scopre al suo interno delle lettere di una certa Margret, di cui non riesce a capire perfettamente il significato. Sembrano trattarsi di confessioni di una ragazza, di cui però non si sa niente. Per venire a capo di quel mistero decide di rivolgersi alla sorella. Insieme fanno dei piccoli progressi: vengono a sapere che, nella boscaglia, c’è una casa distrutta dalle fiamme dove viveva, un tempo, una famiglia, con una figlia che porta lo stesso nome dell’autrice delle lettere. Ecco fatto! Ma come ricostruire il mistero della sua morte? È davvero morta nel rogo o, invece, è stata uccisa in altro modo? Sembrano questioni importanti e vitali per i due ragazzi, ma, sul cammino delle loro indagini, si frapporranno altre questioni, apparentemente più importanti e che li faranno deviare dal loro scopo primario. Innanzitutto la questione razziale: i Mitchel hanno una domestica di colore, Rosy Mae, che viene trattata (incredibile per l’epoca) alla stregua dei bianchi, tanto che, quando viene picchiata dal suo compagno, anch’egli di colore, viene accolta in casa loro, come se fosse un normale ospite. Sembra una follia per l’epoca, ma Stanley imparerà, soprattutto grazie a sua madre, che l’umanità e la solidarietà sono un valore fondante e, dalle azioni di suo padre, che il rispetto reciproco è la base di ogni rapporto. E sarà proprio l’amicizia con un’altra persona di colore, Buster, il proiezionista del drive-in di famiglia, la chiave di volta per mettere a fuoco e definire altre questioni a cui Stanley non aveva mai prestato troppa attenzione: la segregazione razziale dei bianchi nei confronti dei neri, l’alcolismo, l’amicizia tra un adulto e un ragazzo. Ogni elemento si mescola con gli altri e niente appare slegato, tanto che la soluzione della morte misteriosa appare ogni volta a portata di mano, ma i due ragazzi dovranno ingegnarsi non poco per districarsi tra i molteplici elementi e trovare i fatti che fugheranno i loro interrogativi. A complicare le cose ci penserà la commistione dei loro interessi privati con le prove che stanno cercando, ostacolate da una delle famiglie più potenti e influenti dello stato, gli Stilwind. Saranno costretti a piegare il capo all’autorità e l’influenza dei potenti o riusciranno ad andare fino in fondo con la loro ricerca?

Ritratto fedele del Texas di fine anni ’50 “La sottile linea scura” (Joe Lansdale, Einaudi, pp, 2015, 12€) è un tentativo coraggioso è riuscito di unire un romanzo di formazione, in cui assistiamo alla crescita morale ed esperienzale di un tredicenne, un giallo, con l’indagine sulla misteriosa sparizione di Margret, e uno spaccato della società razzista e classista del Sud. Prendere consapevolezza che ognuno ha un segreto che non vuole rivelare è, per Stanley, l’abbandono dell’innocenza, la perdita dell’illusione di una realtà in cui il maggiore dei suoi problemi sono gli screzi con sua sorella. Scoprire sulla propria pelle le disuguaglianze tra bianchi e neri, ricchi e poveri, potenti e gente comune cambia tutte le sue prospettive, facendo perdere al mondo la sua aurea di banalità e ricoprendolo con un velo di sospetto, senza però perdere la fiducia negli altri e nella giustizia.