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“La simmetria dei desideri”: il legame indissolubile dell’amicizia

Una storia di amicizia e sentimenti, di un passato condiviso e una passione comune: il calcio. Quattro amici, le loro vite e le loro scelte li porteranno ciascuno sulla propria strada, ma senza perdersi mai veramente, in un percorso che li condurrà, casualmente, a realizzare ciascuno i desideri di un altro di loro, in un perfetto circolo simmetrico.

la_simmetria_dei_desideriLa simmetria dei desideri (Eshkol Nevo, Neri Pozza, 348 pp, 2010, 18€)

Onestamente, quanti veri amici potete dire di avere? Quante sono i rapporti che resistono e perdurano al passare del tempo, alle scelte divergenti della vita e le strade personali che ciascuno di noi sceglie di percorrere, spinto dal suo individuale e primigenio egoismo?

Yuval, Amichai, Ofir e Yoav (che gli altri tre chiamano sempre e soltanto Churchill, per la sua tempra e il suo piglio decisionista) sono quattro ragazzi di Haifa che, nel 1998, hanno poco più di trent’anni. Si sono conosciuti ai tempi del militare, quindici anni addietro, e da quel momento non si sono più lasciati. Certo, hanno avuto destini diversi: Amichai, responsabile e pacato, si è sposato con Lana e padre di due gemelli, Ofir, impulsivo e brillante, è un pubblicitario insoddisfatto, Churchill , egocentrico e accentratore, è un avvocato dalle forti ambizioni e Yuval, figlio di una coppia britannico-israeliana dalla rigida educazione anglosassone, è un tradottore dall’inglese di testi tecnici e tesine universitarie. Cosa può unire quattro personalità così diverse ed eterogenee? L’amicizia, come sempre, è un’alchimia segreta, una combinazione insondabile di passioni e compromessi, così, il collante che (apparentemente) sembra riunirli ciclicamente sono i Mondiali di calcio. Quelli del 1998 sono la quarta rassegna che seguono tutti insieme e, ormai abbandonata l’età dorata dei vent’anni, è tempo di bilanci. Così, un po’ per gioco un po’ per sfida personale, decidono di scrivere tre biglietti a testa, ognuno con un desiderio, e di aprirli ai Mondiali successivi, per vedere se si sono avverati. Per Yuval, il narratore di questo romanzo scritto in forma di cronistoria personale, sarà una doccia fredda apprendere che Yaara, la sua fidanzata e protagonista del suo primo desiderio “ai prossimi Mondiali voglio stare ancora con Yaara”, lo tradirà con Churchill, il suo migliore amico. Potrebbe essere la bomba che manderà in mille pezzi la loro amicizia, disgregandoli come la loro terra, Israele. Ma così non è, perché certi rapporti sopportano anche gli affronti più sfacciati, i tradimenti più feroci e subdoli. Sullo sfondo di una Tel Aviv dura e menefreghista, i quattro ragazzi vedranno cambiare le proprie aspettative, dovendo confrontarsi con scelte mai prese in considerazione in precedenza. Le differenze sul modo di affrontare i problemi e i piccoli ma feroci risentimenti latenti e mai affrontati si trasformeranno ben presto in amara realtà, facendo perdere alla loro unione privata quell’aura di innocenza e spensieratezza che aveva sempre avuto. Servirà, purtroppo, un lutto inaspettato e imprevedibile per far tornare i quattro ragazzi a gravitare l’uno con l’altro intorno ad un punto comune. La ricostruzione del loro vecchio rapporto, con le caratteristiche che aveva prima della rottura, sarà un percorso tortuoso, che lo rimetterà in discussione fin dalle fondamenta, levigandolo e plasmandolo in modo ancora differente dalle aspettative generali. Solo alla fine scopriremo cosa ne è stato di Yuval, che ha lasciato a Churchill il compito di trascrivere questo manoscritto per lui.

Un ritratto sincero, ammantato di illusioni adolescenziali, ma chiaro e ben strutturato, “La simmetria dei desideri” (Eshkol Nevo, Neri Pozza, 348 pp, 2010, 18€) è una lunga ricostruzione sull’esegesi delle caratteristiche fondanti di un’amicizia: passioni, studi, un passato comune nell’esercito, spirito di gruppo e di squadra, sacrifici, sopportazioni e pazienza. Tutto sembra concorrere a formare lo spirito di Yuval e dei suoi amici e, anche se a volte i comportamenti dei quattro ragazzi possono apparire incoerenti e inverosimili, tuttavia traspare una profonda e cristallina autenticità di fondo. Non è importante che tali eventi siano reali o possibili, quanto che i protagonisti mantengano ben saldo, anche quando si allontanano e sembrano perdersi,  quel filo che li unisce, li tiene in contatto e li porterà a realizzare ciascuno i desideri di un altro di loro, circolarmente, in una perfetta e simbiotica simmetria. Sono molti i temi sociali che scorrono intorno e dentro le pagine del libro: le differenze tra le diverse città di Israele, la condizione dei profughi palestinesi, la muta potenza deflagrante del lutto e l’impegno sociale. Alla base di tutto, però, sempre un velo di ironia, uno sguardo incantato capace di creare figure mitiche e leggende anche dalle lacune più banali delle loro esistenze. Per non dimenticarsi che, alla fin fine, anche delle sventure, bisogna sempre ridere, senza perdere mai la speranza di un futuro migliore.

Simone Baldi