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“Il club degli incorreggibili ottimisti”: un antidoto contro l’inguaribile pessimismo

Cinque anni nella vita di Michel Marini, undicenne parigino con un innato talento per il calcio balilla, dal 1959 al 1964. La scoperta di un circolo esclusivo, il club degli incorreggibili ottimisti, frequentato da esuli dell’Est Europa lo catapulterà in un’altra realtà, facendogli scoprire tematiche e visioni nuove, regalandogli amicizie insperate, gioie e dolori, che lo faranno crescere e lo accompagneranno per tutta la sua vita.

Il club degli incorreggibili ottimisti (Jean-Michel Guenassia, Salani, 700 pp, 2010, 18,60€)

il-club-degli-incorreggibili-ottimistiParigi, fine anni ’50, la guerra d’Algeria è presente ma sembra un’eco lontana. Tutti hanno voglia di spensieratezza, di divertimento, il rock ‘n roll è una moda per i giovani e l’energia inesauribile che li contraddistingue è il motore delle loro ribellioni e la miccia sempre accesa che punta verso il futuro. Michel ha solo undici anni nel 1959, ma il decennio che sta per arrivare cambierà per sempre la sua vita. È una storia che intreccia sempre su due binari: quello familiare e quello esistenziale. Tutto nasce dalle due anime della sua famiglia: i Marini, ramo paterno, di origine italiana, giocondi ed espressivi, e i Delaunay, ramo materno, altoborghesi con parenti in Algeria. Non è solo l’estrazione sociale la causa di queste differenze, però accentua la discrepanza sul modo di intendere il rapporto con i soldi e con gli altri due figli: Louise, la minore, e Franck, il maggiore, il ribelle della famiglia, anticonformista e polemico, che finirà lontano da Parigi, arruolato in quella guerra che tanti odiano. Con una situazione così, Michel doveva per forza trovare una valvola di sfogo: il calcio balilla. È un fenomeno, imbattibile e insieme a Nicolas, il suo migliore amico che gli lascia copiare i compiti di matematica, girano per i locali del quartiere e stracciano qualunque avversario.

Ed è proprio in uno di quei Bistro, il Balto, che un giorno, dietro una tenda già vista altre volte, il ragazzo scopre un club esclusivo, frequentato da esuli ed espatriati dell’Est: russi, polacchi, ucraini. Lentamente comincia a conoscerli, ad abbinare i nomi strani (Igor, Tibor, Imré, Leonig, Grigorios, Viktor) alle facce, a scoprire le storie nascoste dietro quelle parlate sbilenche e bislacche: i soprusi del comunismo, la cultura del sospetto e l’abbattimento di ogni valorizzazione personale. Sembrerebbero parole d’odio e invece sono racconti d’amore, impregnati di un lirismo tragico che fa guardare con nostalgia al passato, all’ideale dell’uguaglianza propugnato dal comunismo. Ma adesso tutti loro sono in Francia, a Parigi, e la vita deve andare avanti; da qui, le due regole fondamentali di quello strano circolo: tutti parlano francese e non debbono rivangare mai il passato. Ecco perché si sono dati il nome di “Club degli incorreggibili ottimisti”. È l’ingresso, per Michel, in un modo nuovo e sconosciuto: gli scacchi, la politica, l’allusione, le donne, il senso di appartenenza e quello di socialità. Sono uomini maturi, che hanno attraversato mille difficoltà, rischiato la vita è da cui lui non ha che da imparare. E poi, com’è logico che sia, ci sono anche le ragazze. Prima fra tutte Cècile, la fidanzata di Franck, con cui Michel avrà un rapporto fraterno, quasi simbiotico, che gli mostrerà tutte le incongruenze e le contraddizioni dell’universo femminile, e che stimolerà le sue passioni preferite: la fotografia, che lo porterà a scattare bellissime istantanee, e la lettura. Si, perché Michel è un lettore affamato, famelico e preciso, non spreca nemmeno un attimo, tanto da leggere camminando, senza mai andare a sbattere da nessuna parte e dilatando il tempo della sua vita in quello della lettura. Gli capita più volte di arrivare in ritardo a scuola perché attardato in un passaggio cruciale di un libro. Ma a lui non importa: quando legge, è sempre felice, e questo gli basta. Ma la vita, come tutti sanno, non è un romanzo e Michel, inevitabilmente, lo imparerà sulla propria pelle.

Storia corale e dall’amplissimo respiro “Il club degli incorreggibili ottimisti” (Jean-Michel Guenassia, Salani, 700 pp, 2010, 18,60€) è, in primis, un romanzo di formazione, in cui accompagniamo il protagonista dagli undici ai diciassette anni. Opera prima e a lungo ponderata (Guenassia ha abbandonato il proprio lavoro di avvocato per dedicarsi alla stesura di questo testo, a cui pensava da oltre dieci anni, probabilmente in larga parte autobiografico) ma perfettamente riuscita, tanto da essere stata insignita del premio Goncourt per i Licei. La scrittura semplice e diretta, specchio perfetto della visione di un ragazzino, è un mezzo potente per veicolare messaggi complessi. Sarà lui a mostrarci, col suo sguardo acerbo e immaturo, i cambiamenti della società francese. La guerra d’Algeria sarà solo una serie di flash, notizie degli amici dal fronte, e i racconti degli zii, niente più. Il rock ‘n roll sconvolgerà le loro quotidianità e porterà scompiglio nel rapporto con i genitori. Ma ci saranno anche tanti temi che Michel non capirà, sia per la sua giovane età, sia per l’inesperienza e la complessità delle tematiche. Come riuscire, d’altro canto, ad immedesimarsi con un esule russo che ha abbandonato moglie e figli e che sa di non rivederli mai più? O con un uomo prossimo alla vecchiaia, assiduo bevitore che non subisce gli effetti dell’alcool e magistrale scacchista? C’è una patina di nostalgia nei racconti che gli altri avventori del Club gli fanno, ricostruendo un pezzo di quel passato che si erano faticosamente lasciati alle spalle e di cui avevano giurato di non parlare mai più. Ma la tentazione, anche per loro, è troppo forte e non sanno resistere. Allora si aprono, si confidano e raccontano, ma senza mai commiserarsi. È questo, forse, il segreto: guardare al passato con amore e distacco, per poterne trarre la forza di andare avanti, di guardare al futuro.