musica: recensioni

Arto Lindsay – Cuidado Madame (Ponderosa Music & Art, 2017)

Cuidado Madame è un’esperienza singolare a cui bisogna prestare orecchio per comprenderne la complessità e le splendide imperfezioni.

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Arto Lindsay ha sempre avuto un’anima bipartita: la luce e l’ombra hanno sempre combattuto o collaborato all’interno del suo fulcro artistico, come si evinceva in maniera esplicita dal suo manifesto retroattivo e futuribile di Encyclopedia of Arto, il lavoro presentato nel 2014: un doppio disco in cui, oltre ai suoi pezzi collected da Best Of (la sua luce), riportava interamente un suo live a bordo tra rumorismo e punk estremo (la sua ombra). C’è poi chi associa queste attitudini a coordinate geografiche, per cui, l’Arto luminoso sarebbe quello che fa trasparire le influenze del Brasile e quello più scuro quelle del panorama noise/underground newyorchese.

Ecco, la scissione tra le due personalità era ben evidente e veniva esplicitato proprio in quella sua enciclopedia. In questo lavoro, invece, ci troviamo in una zona liminale in cui le due anime vanno a braccetto, si scambiano, interferiscono tra loro, generando dei cortocircuiti caleidoscopici ricchi di rimandi e tendenze davvero inusuali (vogliamo vedere nel dettaglio il pezzo Arto Vs Arto?). E difatti tutto il disco è stato concepito tra Brasile e Brooklyn (la musica col contributo dei ritmi di Candomblé, sequenze di percussioni spirituali; i testi nel suo studio di Brooklyn). Il titolo del disco, Cuidado Madame (Attenzione Signora), si ispira al film del regista brasiliano Julio Bressane che narra le macabre vicende di omicidi commessi da una cameriera che uccide una per una le sue padrone.

E non è un caso che il disco cominci con pezzi come Grain By Grain (un r’n’b decostruito, quasi un ricordo di band come Arsenal) o di Each to Each. Uncrossed è misto di saturazioni, fenomeni glitch e distorsioni che si posano placidamente sotto la voce delicata di Arto, così come la brasil downtempo di Seu Pai, o la magia di Tangles (Neon Indian passato sotto il soul/funk / bossa nova personale di Lindsay). La psichedelia di Deck suona come il melange dei Why? senza scomporre minimamente la delicatezza e la saudade che contraddistinguono il Nostro, nonostante i ritmi sghembi, le svalvolate elettroniche e gli interventi rumoristici (gli stessi interventi che si trovano in Vao Queimar Ou Botando Pra Dancar, coll’afflato eighties che ha un certo non-so-che nostalgico – anche qui, nuovamente, lo spirito brasiliano ben si confa con la depressione shoegaze).

Cuidado Madame è un’esperienza singolare a cui bisogna prestare orecchio per comprenderne la complessità, poiché, croce e delizia dell’album, suona spontaneo, suona bene (e va benissimo così), ma per apprezzarne le splendide imperfezioni, dobbiamo comprenderle come tali.

Riccardo Gorone