musica: recensioni

Andi Otto – Via (Pingipung, 2017)

Questa uscita “Via” di Otto per Pingipung ha a che fare con l’India (e molto anche) ma l’India di Otto se ne sta in lontananza, ci guarda col binocolo, quando noi annusiamo la sua presenza.

pp53_frontPasolini scrisse un libro immeritatamente non troppo conosciuto dal titolo Gli odori dell’India. E’ un po’ l’operazione di Andi Otto (chiaramente non ci sono riferimenti pasoliniani, neanche ci ha pensato lontanamente al Nostro intellettuale di Ferrara/Casarsa, ma ha pensato davvero molto lontanamente all’India. Ne ha carpito i suoi meccanismi essenziali, i suoi “odori” che superano l’evidenza dei colori, la stasi dei suoni. Cosa voglio dire? Voglio dire che questa uscita Via di Otto per Pingipung ha a che fare con l’India (e molto anche) ma l’India di Otto se ne sta in lontananza, ci guarda col binocolo, quando noi annusiamo la sua presenza.

L’autenticità e la genuinità del lavoro parte dal nome (dell’autore, che non si fa più chiamare Springingut e che ha condiviso un elegante disco col bassista e mente dei Quasi Dub Development F.S. Blumm) . Sfruttando microcampioni vocali, strumentali e frammenti percussivi, riesce a regalarci una colonna sonora di un’India ideale di 11 tracce. Il contributo di MD Pallavi, fondamentale per la traccia di apertura (che è stato singolo anticipatore del disco) e della title track VIA. Attraverso il disco, le corde di Otto (violoncello, arpa inseparabili nel percorso dell’artista.

Se con Bangalore Whispers, VIA veniva annunciato come una fusione di pop, world ed elettronico, il ben più variegato mondo del disco si dispiega in una miriade di sfumature, incursioni kraut, versioni di risvolti dub desueti: Dharti Cash Puke nelle sue vibrazioni acid; Roots in The Air si slancia verso l’alto con vocalizzi di scale armoniche; Dharti Echo, irregolare, astratta, luminosa; il flow notturno di Zindagi Club High – spolverate à la Jaar, esotismi di Negresse Verts, atmosfere Massive Attack: un nocciolo dub di tutto rispetto per un disco che annunciava tutt’altro.

Andi Otto, mostra la sapienza dell’esotico e la naturalezza del flow occidentale, senza farne distinzione, creando un mélange che mostra il fiuto del compositore e attizza quello dell’ascoltatore. Bisogna aver naso per compiere certe scelte.

Riccardo Gorone