rubriche: Il favoloso mondo di Italy

Alla Diaz non fu tortura, fu ‘gattini’

Secondo la corte di Strasburgo per i fatti della Diaz le forze dell’ordine sarebbero colpevoli di tortura. E cosa sarebbe mai questa tortura?

A Strasburgo devono essere impazziti, vogliono riscrivere la storia dell’Italia.  La Corte europea dei diritti dell’uomo vuol farci credere che quel 21 luglio 2001 alla Diaz l’azione dei poliziotti, prima e dopo l’irruzione nella scuola, può essere qualificata come ‘tortura’.

In primo luogo dobbiamo chiederci: cos’è questa tortura? Una torta sbagliata, come il Negroni? Una famosa torre di un qualche paesino del sud Italia? Strasburghesi, se ci chiamate in causa, almeno spiegateci cosa volete!

Noi non conosciamo quella parola, l’abbiamo sentita pronunciare in qualche film di qualche lontano paese ma, in realtà, ci è sempre sembrata una di quelle cose inventate dai media, come la crisi, le riforme e l’amore. Strasburghini, ma lo sapete che ieri, all’uscita della notizia, un giudice italiano su tre si è slogato la mandibola nel tentativo di pronunciare la parola ‘tortura’? E ora chi paga per tutti questi interventi, voi che siete buoni solo a inventarvi parole che non esistono nella nostra lingua?

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Se il problema è capire cosa sia successo quel giorno alla Diaz, vi posso aiutare. Seguitemi. Praticamente c’erano questi giovani facinorosi che avevano occupato una scuola durante il G8: alcuni leggevano testi sovversivi come Baricco, Saramago o giornali comunisti come l’Unità. La Polizia, in tenuta anti-sommossa, ha organizzato una retata notturna durante la quale gli agenti, facendosi forza l’un l’altro gridando a gran voce i nomi di due pilastri della democrazia come Pinochet e Mussolini, hanno sgomberato l’edificio e arrestato i soggetti più pericolosi: quelli, per intenderci, che oltre a leggere sapevano usare correttamente il congiuntivo.

Mentre questi venivano caricati sulle camionette e portati in una clinica privata a Bolzaneto, gli agenti incrociarono per strada alcuni gentlemen vestiti di scuro con un grazioso copricapo nero usato per pararsi dal freddo: d’altronde, è cosa nota, a luglio a Genova tira un vento che ti spettina. “Salve galantuomini!” gridò il capo della Polizia, “ave Duce” rispose uno di loro: tutto a posto.

A Bolzaneto gli arrestati furono visitati e curati da un’equipe medica all’avanguardia che non badò a spese per individuare anche la minima malformazione o patologia. Ad un certo punto passò anche un Ministro: “tutto ok qua?” chiese ai poliziotti e ai medici che stavano curando un giovane col polso fratturato, “niente che un buon goccio di whiskey non possa curare!” risposero in coro, alzando i calici. Niente di anomalo.

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I dirigenti della polizia intervenuti quella sera furono, giustamente, promossi a gradi superiori, nonostante qualcuno abbia provato negli anni a mettere in dubbio questa storia, tirando dentro addirittura i rappresentanti dello Stato.

Insomma, questo è quanto. Ora ditemi, strasburgici, di preciso questa cosa chiamata ‘tortura’ dove si inserisce?  Mi sovviene solo ora che questa parola era stata usata pochi anni più tardi per descrivere le violenze perpetrate a Guantanamo: ecco svelato il mistero!

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Voi parlate di quella ‘tortura’? Ma allora siete poco aggiornati!

Cari strasburghini siete proprio impazziti, lasciatevelo dire. Nel 1600, dopo il caso di un certo Giordano Bruno (nella foto sopra), quella parola fu eliminata dal vocabolario e sostituita con ‘gattini’. Se volete riscrivere la storia italiana almeno studiatela!

Michele Galardini