Editoriali

Ai Weiwei, l’artista dissidente in mostra a Palazzo Strozzi

L’artista cinese arriva a Palazzo Strozzi con una mostra di sicuro impatto. Visitabile fino al 22 gennaio 2017

Artista dissidente, anticonformista, polemico. Gli aggettivi per definire Ai Weiwei spaziano tra questa gamma, accomunati dal comune denominatore di ribelle e contestatore. Ma siamo sicuri che di vera ribellione e contestazione si parli?
Dal 23 settembre 2016 al 22 gennaio 2017 Palazzo Strozzi a Firenze ospita “Ai Weiwei. Libero.” la prima retrospettiva italiana dedicata a uno dei più celebri e controversi artisti cinesi contemporanei, noto per l’unione di attivismo politico e ricerca artistica attraverso opere spettacolari e provocatorie.

Ai Wewei Palazzo SrozziLa mostra inizia già dalle parti esterne di Palazzo Strozzi (la facciata, il cortile, il Piano Nobile) con installazioni monumentali sculture e oggetti simbolo della sua carriera. Per la prima volta Palazzo Strozzi viene utilizzato come un luogo espositivo unitario, creando un’esperienza sicuramente inedita per i visitatori e permettendo all’artista cinese di confrontarsi con un contesto ricco di sollecitazioni storiche e spunti architettonici.
Partendo dai ventidue gommoni di salvataggio ancorati alle finestre di Palazzo Strozzi, un progetto che porta l’attenzione sui profughi che ogni giorno rischiano la vita per arrivare in Europa attraversando il Mediterraneo.

Ai Weiwei biciAll’interno degli spazi del Piano Nobile e della Strozzina la mostra propone un percorso attraverso opere storiche e nuove produzioni, permettendo una totale immersione nel mondo artistico e nella biografia personale di Ai Weiwei. Le opere esposte vanno dal periodo newyorkese tra gli anni ’80 e ’90, formato da un grande e inaspettato archivio fotografico in cui scopre l’arte di Andy Warhol e Duchamp, fino alle grandi opere simboliche degli anni 2000. Weiwei lavora con svariati materiali e oggetti, ammiccando spesso ali simboli allegorici della Cina: assemblaggi di biciclette, sgabelli di legno, granchi di fiume, fino alle opere politiche, ritratti realizzati con (svilenti) mattoncini LEGO.

Ai WeiweiC’è posto anche per una serie di azioni e opere d’arte che denunciavano la censura del governo sul terremoto nello Sichuan, dopo che l’artista aveva pubblicato sul suo blog i nomi dei seimila bambini morti nel crollo di scuole ed ospedali realizzati con materiali scadenti.
Il blog fu oscurato nel 2009 e Ai Weiwei arrestato e imprigionato per 81 giorni; inoltre gli fu confiscato il passaporto e vennero limitate le sue libertà personali, impedendogli di viaggiare e parlare con la stampa.

Ma l’arte non riesce ad essere imbrigliata dalla censura e Weiwei ha continuato a esporre le proprie opere nei principali musei, diventando una delle personalità più seguite al mondo sui social network, principale strumento di diffusione delle sue denunce politiche.
Se il modo di fare “arte” è in qualche misura un riflesso del tempo in cui viviamo, sicuramente la sua è un’azione ad uso e consumo delle masse, efficace e simbolica, ma per certi versi estremamente autocelebrativa.

Ai Weiwei sbarca a Palazzo Strozzi

 

Luisa Lenzi